Istanza di cambiamento cognome

Anche nel caso di minorenni, è possibile cambiare nome o del cognome solo ed esclusivamente in presenza di situazioni oggettivamente rilevanti, supportate da motivazioni solide e significative e da una documentazione adeguata e pregnante.

Per questo, è importante affidarsi a esperti della materia giuridica, che sappiano consigliare il da farsi al cliente, aiutandolo a muoversi tra i complessi gangli del sistema burocratico e amministrativo italiano. Lo Studio Legale Lunari affianca i clienti di Milano e provincia nell’inoltro di istanze per il cambio del cognome e del nome di minorenni, anche se adottate. Con la collaborazione dell’Avv. Lunari, per il cliente sarà più facile decidere come muoversi in sede legale e amministrativa per ottenere il cambio di cognome richiesto per i minori adottati e non.

Quando è possibile cambiare nome o cognome?

Il d.p.r. n. 396/2000 consente:

  • il cambiamento del nome o del cognome perché ridicolo o vergognoso o rivelante l’origine naturale (art. 89);
  • il cambiamento del nome o l’aggiunta di altro nome al proprio (art. 89);
  • il cambiamento del cognome o l’aggiunta di altro cognome al proprio (art. 84).
Quale procedimento bisogna seguire per il cambiamento di cognome di un minorenne?

Come nel caso delle domande di cambiamento di cognome o di aggiunta di altro cognome presentate da cittadini maggiorenni, anche le istanze per il cambiamento di cognome dei minorenni sono sottoposte all’approvazione del Ministero dell’Interno (art. 84 e segg. del D.P.R. n.396/2000) e all’esame del Prefetto della provincia del luogo di residenza (per i residenti di Milano e provincia il riferimento sarà dunque il Prefetto della provincia di Milano) o del Prefetto nella cui circoscrizione è situato l’ufficio dello stato civile dove è stato depositato l’atto di nascita cui la richiesta si riferisce (ad esempio per chi abbia depositato l’atto di nascita in provincia di Milano ma risieda in altro luogo, si può comunque fare riferimento al Prefetto della provincia di Milano).

Chiunque voglia cambiare il proprio cognome o aggiungere un altro cognome al proprio deve infatti essere autorizzato dal Ministro dell’Interno tramite apposita istanza da inoltrare al Prefetto della provincia in cui il richiedente risiede (Prefetto della provincia di Milano per i residenti a Milano e provincia). A quel punto, il Prefetto assumerà tutte le informazioni inerenti la domanda, curandone l’istruttoria e trasmettendola al Ministero dell’Interno con il proprio parere.

Qualora il Ministero dell’Interno ritenga la richiesta valida, emetterà un decreto con cui si autorizza il richiedente a far affiggere all’albo pretorio del comune di nascita (ad es. Novate Milanese) e del comune di residenza attuale (ad es. Milano), un avviso contenente il sunto della domanda. L’affissione deve avere la durata di trenta giorni consecutivi e deve risultare dalla relazione del responsabile fatta in calce all’avviso.

In particolare, il Ministero dell’Interno specifica che:

  • Se il minorenne interessato al cambiamento di cognome è nato e residente all’estero (ad es. Cina), l’affissione deve essere effettuata solo all’albo dell’ufficio consolare nella cui circoscrizione il richiedente risiede (ad es. Milano);
  • Se il minorenne interessato al cambiamento di cognome è residente all’estero (ad es. Francia), ma nato in Italia (ad es. a Milano), l’affissione deve essere effettuata oltre che all’albo dell’ufficio consolare, anche all’albo pretorio del comune di nascita (in questo caso Milano);
  • Se, infine, l’interessato è nato all’estero (ad es. Bielorussia), ma residente in Italia (ad es. Milano), l’affissione deve essere effettuata solo all’albo pretorio del comune italiano di residenza (in questo caso Milano).

Con il decreto di autorizzazione delle affissioni, il Ministro dell’Interno può anche prescrivere che il richiedente notifichi a determinate persone (eventualmente interessare al cambiamento richiesto, come ad esempio parenti del minorenne adottato) il sunto della domanda. A sua volta, chiunque ritenga di avere interesse è libero di fare opposizione alla domanda entro i trenta giorni dall’ultima affissione o notificazione.

Per proporre opposizione è necessario notificare un atto al Ministro dell’Interno.

Trascorso invano il termine di trenta giorni, il richiedente presenta alla Prefettura competente per il successivo inoltro al Ministero:

 

  • un esemplare dell’avviso con la relazione che attesta la eseguita affissione e la sua durata;
  • la prova delle eseguite notificazioni quando queste sono state prescritte.

Inoltre, nel caso la richiesta di cambiamento di cognome si riferisca a minorenni, sarà necessario presentare:

  • Domanda in bollo da € 14,62 sottoscritta da entrambi i genitori o da uno dei due genitori con l’assenso dell’altro, o da chi esercita la potestà genitoriale
  • modello C – cambiamento del cognome per minori (scaricabile sul sito del Ministero dell’Interno)
  • modello D – cambiamento del nome per minori (scaricabile sul sito del Ministero dell’Interno);
  • dichiarazione sostitutiva di certificazione, sottoscritta dal richiedente, attestante il luogo e la data di nascita, la residenza, lo stato di famiglia e la cittadinanza ovvero i relativi certificati
  • modello di autocertificazione (scaricabile sul sito del Ministero dell’Interno);
  • eventuale documentazione utile a sostenere le motivazioni della richiesta;
  • fotocopia di un documento di identità di chi sottoscrive l'istanza (solo se inviata per posta);
  • dichiarazione di assenso degli eventuali cointeressati, accompagnata dalla fotocopia di un documento di identità degli stessi.

Accertata la regolarità delle affissioni e vagliate ogni eventuale opposizione, Il Ministro provvede ad emanare il decreto di concessione al cambiamento del cognome richiesto che, nei casi in cui vi sia stata opposizione, deve essere notificato anche agli opponenti a cura del richiedente.

Se il cambio del nome e/o del cognome del minore è autorizzato, il richiedente dovrà produrre una ulteriore marca da bollo da apporre sul decreto.

(Riferimenti normativi: D.P.R. n. 396 del 3 novembre 2000, artt. 84 e segg.)

Un sostegno professionale nel disbrigo di tutte le pratiche e formalità necessarie per il cambiamento di nome o cognome dei minori adottati e non viene fornito ai richiedenti di Milano e provincia dallo Studio Legale Lunari, con sede in Via Sauli 26 a Milano. Un aiuto professionale garantisce che la procedura di richiesta di cambiamento di nome o cognome dei minori non venga eseguita in modo errato, perdendo così inutilmente tempo e denaro.

A Milano, lo Studio Legale dell’Avv. Lunari offre la propria assistenza specializzata in tutti i procedimenti di natura legale variamente attinenti i minori, il diritto di famiglia, i diritti della persona, le istanze di cambiamento nome e/o cognome per maggiorenni o minorenni, i ricorsi per obbligazioni alimentari e modalità di visita, il riconoscimento di paternità, le dichiarazioni di assenza e morte presunta, la violenza nelle relazioni famigliari, la capacità delle persone e i procedimenti di interdizione, inabilitazione e amministrazione di sostegno.

Riconoscimento di paternità

Lo Studio Legale Lunari di Milano offre assistenza e consulenza legale nell’ambito del diritto di famiglia e nello specifico per promuovere azioni legali per il riconoscimento giudiziale di paternità o maternità avanti ai competenti organi giudiziari (Tribunale Ordinario, Tribunale dei Minori). Ma che cosa bisogna fare per ottenere il riconoscimento dello status di figlio naturale? Qui di seguito si cercherà di illustrare brevemente l’iter da seguire per il riconoscimento di paternità e maternità.

L’attuale sistema giuridico italiano distingue tra:

  • figli legittimi (stato di filiazione legittima), cioè tutti quei bambini nati da genitori uniti fra loro da un matrimonio valido; lo status di figlio legittimo si acquisisce automaticamente con la denuncia di nascita, resa indifferentemente dalla madre o dal padre.
  • figli naturali (filiazione naturale), cioè tutti i bambini nati da genitori non sposati fra di loro; lo status di figlio naturale si acquisisce tramite l'atto di riconoscimento o la dichiarazione giudiziale del Tribunale (sentenza di un giudice).

La questione del riconoscimento si pone in maniera più problematica per quanto riguarda il secondo caso, cioè quello dei figli naturali. In tutti questi casi lo Studio Legale Lunari di Milano offre la propria consulenza e assistenza professionale a Milano e provincia. Seguono alcune specificazioni in materia di riconoscimento dei figli naturali e riconoscimento di paternità.

Innanzitutto, per poter riconoscere il figlio, il genitore deve aver compiuto almeno il sedicesimo anno di età (se minore di 16 anni non può infatti assumere i diritti e doveri connessi alla genitorialità pertanto il figlio viene temporaneamente affidato a terzi).

In secondo luogo, il figlio naturale può essere riconosciuto da uno solo o da entrambi i genitori al momento della nascita:

  • Se il riconoscimento viene effettuato da un solo genitore (nella stragrande maggioranza dei casi si tratta della madre), al figlio verrà attribuito il cognome della madre.
  • Se il figlio viene riconosciuto da entrambi i genitori congiuntamente al momento della nascita, il cognome attribuito sarà quello del padre.

Anche nel caso in cui al momento della nascita il bambino sia stato riconosciuto da un solo genitore, l'altro genitore può sempre procedere al riconoscimento in un secondo tempo con apposita dichiarazione posteriore alla nascita davanti all'ufficiale dello stato civile, al Giudice Tutelare o ad un Notaio. Infatti, l’azione per il riconoscimento di paternità è imprescrittibile: ciò significa che può essere promossa in qualunque momento, visto che la legge non pone alcun limite di tempo per agire in giudizio.

Cosa dice la legge in materia di riconoscimento di paternità?

L'art. 269 c.c, nel disciplinare l'istituto della dichiarazione giudiziale di paternità e/o maternità naturale, stabilisce che:

" La paternità e la maternità naturale possono essere giudizialmente dichiarate nei casi in cui il riconoscimento è ammesso. La prova della paternità e della maternità può essere data con ogni mezzo. La maternità è dimostrata provando la identità di colui che si pretende essere figlio e di colui che fu partorito dalla donna, la quale si assume essere madre. La sola dichiarazione della madre e la sola esistenza di rapporti tra la madre e il preteso padre all'epoca del concepimento non costituiscono prova della paternità naturale."

Chi può promuovere azione per il riconoscimento della paternità? Stando all’Art. 273 c.c. (Azione nell'interesse del minore o dell'interdetto)

“L'azione per ottenere che sia giudizialmente dichiarata la paternità o la maternità naturale può essere promossa, nell'interesse del minore, dal genitore che esercita la potestà prevista dall'art. 316 o dal tutore. Il tutore però deve chiedere l'autorizzazione del giudice, il quale può anche nominare un curatore speciale. Occorre il consenso del figlio per promuovere o per proseguire l'azione se egli ha compiuto l'età di sedici anni. Per l'interdetto l'azione può essere promossa dal tutore previa autorizzazione del giudice.”

In altre parole, l’ordinamento italiano prevede che i figli nati fuori dal matrimonio che non sono stati riconosciuti alla nascita da uno dei genitori naturali possono promuovere un'azione davanti al Tribunale per ottenere una sentenza dichiarativa della filiazione, che produce gli stessi effetti del riconoscimento ex art. 277 c.c.

L’Avv. Dott.ssa Lunari, che opera nel nuovo studio di Milano, offre consulenza legale e assistenza professionale in ambito di diritto familiare e richieste di riconoscimento. Lo Studio Legale Lunari, ubicato presso la nuova sede in Via Sauli 26, può essere facilmente raggiunto da Milano città o dalla provincia.

Il figlio riconosciuto dalla madre al momento della nascita e solo in un secondo momento dal padre, alla denuncia di nascita acquisisce il cognome materno e, con il seguente atto di riconoscimento paterno, può acquisire anche il cognome del padre, con alcune variabili dipendenti dall'età del figlio:

  • se il figlio è minorenne, chi decide il cognome è il Tribunale per i minorenni competente per territorio (ad es. in provincia di Milano, il Tribunale per i minori di Milano);
  • se il figlio è maggiorenne, può decidere autonomamente quale cognome assumere (ad es. può aggiungere il cognome del padre a quello della madre, oppure può sostituire il cognome della madre con quello paterno oppure ancora può decidere di mantenere solo quello della madre).

Inoltre:

  • se il figlio ha compiuto il sedicesimo anno di età deve esprimere il suo consenso al riconoscimento.
  • se il figlio non ha compiuto il sedicesimo anno di età, è necessario l’assenso al riconoscimento successivo del genitore che lo ha riconosciuto per primo.

Inoltre anche la competenza varia a seconda che il figlio naturale sia maggiorenne o minore di età: l'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità e/o maternità nel caso di maggiorenni si promuove avanti al Tribunale ordinario (Tribunale di Milano per residenti a Milano), mentre nel caso di minore di età la competenza spetta al Tribunale dei minori (Tribunale dei minori di Milano per residenti a Milano).

Situazioni di riconoscimento particolari

  • Riconoscimento di figli nascituri: quando i due genitori non possono essere entrambi presenti al momento della dichiarazione di nascita, oppure nel caso i genitori svolgano professioni pericolose, il riconoscimento del figlio nascituro può essere effettuato prima della nascita da parte della madre o di entrambi i genitori.
  • Figli non riconosciuti dai genitori: in questo caso la dichiarazione di nascita verrà effettuata da chi ha assistito al parto, mentre il cognome viene attribuito dall'ufficiale dello stato civile secondo le indicazioni e i limiti indicati dall'ordinamento vigente.

Lo Studio Legale Lunari di Milano è specializzato in diritto della famiglia, tutela e riconoscimento dei minori. Con la sua nuova sede in Via Sauli 26, lo Studio dell’Avvocato Lunari è comodamente raggiungibile da Milano città e dalla provincia.

La legittimazione

Che cos’è la legittimazione? La legittimazione è quel procedimento giuridico in base al quale si attribuisce al figlio naturale, cioè al figlio nato fuori del matrimonio, la qualità di figlio legittimo, generalmente come conseguenza del matrimonio tra i genitori naturali che hanno riconosciuto o riconoscono il figlio naturale.

Si precisa inoltre che, in seguito all'entrata in vigore della legge sul diritto di famiglia del 1975, i figli naturali sono stati equiparati ai figli legittimi salvo per alcuni diritti successori.

Disegno di legge in materia di filiazione del 29 ottobre 2010

La ratio del disegno di legge in materia di filiazione, approvato dal Consiglio dei Ministri il 29 ottobre 2010, è quella di giungere in futuro ad eliminare tutte le differenze fra figli naturali e figli legittimi con l’introduzione del principio generale della unicità dello stato giuridico di figlio, equiparando lo status giuridico e i diritti in materia di successione e di parentela tra figli naturali e figli legittimi. Inoltre si abbassa a 14 anni l’età per esprimere il consenso al riconoscimento di paternità.

Per quanto riguarda i rapporti genitori/figli, accanto ai doveri di mantenimento, educazione e istruzione già previsti dalla Costituzione e che fanno capo ai genitori, il disegno di legge del 29 ottobre 2010 introduce il diritto all’assistenza morale del figlio, che si vede anche riconosciuto il diritto di crescere con la propria famiglia, di avere rapporti con i parenti e di essere interpellato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano.

Le questioni di riconoscimento della paternità e della maternità in alcuni casi possono rivelarsi particolarmente complesse e delicate. Per questo motivo è bene rivolgersi a giuristi esperti nel campo del diritto civile, del diritto di famiglia, di separazioni, divorzi, riconoscimenti e legittimazioni, istanze di cambiamento di cognome e qualsiasi altra problematica diversamente afferente i rapporti famigliari e di parentela.

Lo Studio Legale Lunari di Milano offre tutela legale ai propri assistiti in materia di riconoscimento della paternità e/o della maternità. Trattandosi di situazioni delicate in cui occorre agire con sensibilità e con consapevolezza dei diritti e doveri di ciascuno, è fondamentale chiedere la consulenza e l’assistenza di professionisti esperti nel campo del diritto di famiglia e della tutela della persona.

Lo Studio Legale Lunari, con la sua nuova sede in Via Sauli 26, comodamente raggiungibile da Milano e provincia, è un valido supporto per risolvere tutte le problematiche inerenti il rapporto genitori/figli, i rapporti tra coniugi e le relazioni tra parenti e famigliari in generale.

Ricorsi per obbligazioni alimentari

L’articolo 147 del Codice Civile, nell’ambito delle disposizioni concernenti il matrimonio, elenca una serie di obblighi imposti ai genitori nei confronti dei figli. In particolare, il legislatore stabilisce che il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli.

Non sono solo i coniugi uniti da vincolo matrimoniale ad avere tali obblighi nei confronti della prole, in quanto la legislazione successiva e l’interpretazione giurisprudenziale chiariscono bene che la norma di cui all’art. 147 si riferisce ai genitori “naturali”, siano essi sposati, divorziati o semplici conviventi more uxorio. Da questa impostazione deriva l’obbligo di prestare quanto necessario al mantenimento come conseguenza diretta della filiazione, e non a seguito della domanda da parte dell’interessato, come nel caso dell’assegno alimentare.

Il figlio ha infatti diritto al mantenimento in un senso molto più ampio rispetto all’assegno divorzile che viene versato dal coniuge economicamente più forte a quello più svantaggiato, in quanto tale diritto prescinde da qualsiasi situazione di bisogno del figlio e si commisura in proporzione alle sostanze dei genitori. Inoltre, tale diritto non viene meno con la maggiore età, ma si protrae fino al momento in cui il beneficiario non sia in grado di provvedere pienamente alle proprie esigenze.

Lo Studio Legale Lunari di Milano offre la propria assistenza legale specializzata per la revisione delle obbligazioni alimentari e degli assegni di mantenimento. Con la sua nuova sede in Via Sauli 26, lo Studio dell’Avvocato Lunari si raggiunge agilmente da tutta la città di Milano e dalla provincia.

Ma che cosa si intende esattamente in Italia per alimenti e obbligazione alimentare? Gli alimenti sono prestazioni di assistenza materiale dovute per legge alla persona che si trovi in stato di bisogno economico anche se per propria colpa (artt. 433 e segg. del codice civile). L’obbligo di corrispondere gli alimenti rientra tra gli obblighi di solidarietà familiare e sorge a carico di chi si trova nel grado più vicino, secondo l’ordine di seguito indicato; l’obbligazione può anche dividersi tra più persone dello stesso grado, in proporzione delle rispettive condizioni economiche.

Sono tenuti all’obbligazione alimentare:

il coniuge quando non sussiste l’obbligo di mantenimento;

il coniuge separato con addebito ed il coniuge divorziato che abbia ricevuto la somma capitalizzata dell’assegno di divorzio;

  • i figli , anche se adottivi, e in loro mancanza i discendenti prossimi;
  • i genitori e in loro mancanza, gli ascendenti prossimi;
  • gli adottanti;
  • i generi e le nuore;
  • i suoceri;
  • i fratelli e le sorelle germani; i fratelli e le sorelle unilaterali.
Quando si istituisce l’obbligazione alimentare?
  • Quando l’alimentando si trovi in situazione di bisogno e nell’impossibilità di provvedere in tutto o in parte al proprio mantenimento;
  • Quando l’alimentante, connesso all’alimentando da vincolo di parentela, possa contare su cospicua disponibilità economica.
Quali sono le caratteristiche del credito conseguente all’obbligazione alimentare?

Il credito derivante dall’obbligazione alimentare è caratterizzato da:

  • divieto di cessione, di rinuncia, di compensazione e di ricorso ad arbitri;
  • imprescrittibilità del diritto;
  • non sequestrabilità, né pignorabilità del credito, escluso dalla massa fallimentare nei limiti di quanto necessario al sostentamento del fallito e della sua famiglia;
  • intrasmissibilità agli eredi, in senso sia attivo che passivo.

Lo Studio Legale Lunari assiste i propri clienti di Milano e provincia in caso di ricorsi inerenti alle obbligazioni alimentari nei confronti del coniuge o dei figli. L’Avvocato Lunari, esperta in diritto di famiglia, separazioni, divorzi, tutela dei minori e in generale di tutte le problematiche inerenti la più ampia sfera dei rapporti famigliari e di parentela, mette la propria competenza ed esperienza in campo giuridico a disposizione degli assistiti di Milano e provincia al fine di intentare ricorsi per obbligazioni alimentari o modalità di visita della prole.

Che cosa si intende per mantenimento e obbligazione di mantenimento?

L’obbligo di mantenimento, che l’ordinamento prevede a carico del coniuge economicamente più forte nei confronti dell’altro e a carico di entrambi i genitori nei confronti dei figli, fa parte del vincolo di solidarietà familiare e caratterizza il normale svolgimento dei rapporti della famiglia nucleare.

A differenza degli alimenti, infatti, gli obblighi di mantenimento, non presuppongono una situazione di bisogno (intesa come incapacità di provvedere alle fondamentali esigenze di vita) e devono essere assolti a prescindere da ogni formalità e richiesta, fatto salvo il caso di separazione personale o divorzio.

E nello specifico:

In caso di separazione personale:

  • a prescindere dal provvedimento di affidamento del figlio minore, entrambi i genitori continuano ad essere obbligati a provvedere al suo mantenimento;
  • nel caso di separazione senza addebito, il coniuge in posizione economica più debole rispetto all’altro coniuge e privo di reddito sufficiente al proprio sostentamento può pretendere un assegno di mantenimento al fine di conservare il livello di vita del periodo matrimoniale;
  • il coniuge cui sia stata addebitata la separazione ha invece diritto agli alimenti solo qualora si trovi in stato di oggettivo bisogno.

In caso di divorzio:

  • i genitori continuano ad essere obbligati al mantenimento dei figli, analogamente a quanto accade in caso di separazione;
  • l’ex coniuge in situazione economica più debole ha diritto ad un assegno vitalizio qualora il suo reddito non sia sufficiente a mantenere il tenore di vita matrimoniale.

 

Tuttavia, l’obbligo al mantenimento del figlio viene meno quando:

  • il figlio non sia in grado di provvedere alle proprie esigenze per propria colpa;
  • il figlio non si ponga in condizione o rifiuti di procurarsi un proprio reddito;
  • il figlio viva in altri nuclei famigliari o comunitari, o abbia raggiunto un’età tale da far presumere la sua capacità di provvedere a sé stesso.

Qualora si presentasse la necessità di presentare un ricorso per le obbligazioni alimentari (in caso non venissero corrisposte come stabilito dal Giudice in sede di divorzio o di separazione, o in caso fossero nel frattempo intervenuti dei mutamenti che ne rendano necessaria la revisione in favore dell’uno o dell’altro coniuge), come in caso di ricorsi per la revisione delle modalità di visita alla prole del coniuge non affidatario (per incrementarne o diminuirne la frequenza, in caso il coniuge affidatario ostacoli il diritto dell’altro a vedere la prole o in caso il coniuge non affidatario non rispettasse le modalità e il quantum previsto dal Giudice in sede di divorzio o di separazione), è necessario rivolgersi a un legale esperto in diritto di famiglia, separazioni, divorzi e tutela dei minori.

Lo Studio Legale Lunari di Milano presta la propria assistenza alle coppie separate o divorziate di Milano e provincia, con particolare attenzione ai ricorsi inerenti le modalità e la frequenza di visita e le obbligazioni alimentari. Con la sua nuova sede in Via Sauli 26, lo Studio dell’Avvocato Dott.ssa Lunari è un punto di riferimento in tema di diritto di famiglia a Milano e dintorni.

Ricorsi per modalità di visita figli

Lo Studio Legale Lunari di Milano offre assistenza legale in materia di diritto di famiglia e in particolare per tutte le problematiche inerenti separazioni, divorzi, affidamento dei minori, contratti prematrimoniali, accordi di convivenza, accordi in vista della separazione o del divorzio, revisione dei provvedimenti della separazione e del divorzio, ricorsi per modalità di visita e per obbligazioni alimentari, affidamento dei figli di famiglie legittime o naturali, procedure relative alla potestà genitoriale, cambiamento di cognome di maggiorenni e minorenni, alimenti e mantenimento del coniuge e dei figli minorenni o dei maggiorenni non autosufficienti.

Lo Studio Legale Lunari di Milano rivolge una speciale attenzione, nel campo del diritto di famiglia, ai diritti e alla tutela dei minori, alle modalità di visita, agli assegni di mantenimento e ai doveri dei genitori affidatari e non affidatari o in regime di bi genitorialità. In tale settore particolarmente complesso e delicato è necessario agire con fermezza, sensibilità e consapevolezza, tenendo sempre presente l’interesse dei figli, perché non diventino le principali vittime incolpevoli della fine del matrimonio dei genitori.

Modalità di affido dei figli

Come si fa a stabilire a quale genitore debbano essere affidati i figli? Qualora non sia possibile procedere con l’affidamento congiunto o alternativo, ai sensi dell'art. 6 della L. 898/70 che disciplina l'affidamento dei figli in caso di divorzio, l'accordo consensuale omologato o la sentenza emessa dal Giudice stabiliscono a quale dei coniugi sono affidati i figli.

Contestualmente il tribunale stabilisce inoltre la misura e il modo con cui il genitore non affidatario deve contribuire al mantenimento, all'istruzione e all'educazione dei figli, e in particolare le condizioni di visita del genitore non affidatario e l'importo dell’assegno di mantenimento a carico del coniuge non affidatario, nonché le modalità di esercizio dei suoi diritti nei rapporti con essi.

Premesso che l'obbligo di mantenere, educare ed istruire i figli nati o adottati durante il matrimonio di cui sia stato pronunciato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili, non viene meno neanche in caso di nuove nozze di uno o di entrambi i genitori, si specifica che ai fini dell’individuazione del coniuge affidatario è irrilevante l'eventuale dichiarazione di addebito, a meno che questa non sia dovuta a cause che riguardino il rapporto con i figli.

Il genitore cui i figli non siano affidati ha sempre e comunque il diritto ed il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e, qualora ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse, può ricorrere al tribunale. Il genitore cui sono affidati i figli, salva diversa disposizione del tribunale, ha l'esercizio esclusivo della potestà ma, eccetto ove sia stato disposto diversamente, le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate congiuntamente da entrambi i genitori.

Revisione delle disposizioni sull'affidamento dei figli

Con l'art. 155-ter. (Revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli) il legislatore, tenendo conto della natura particolarmente delicata delle questioni familiari che vedono coinvolti soggetti minorenni, ha voluto garantire la possibilità di una revisione senza limite dei provvedimenti adottati in favore dei figli.

Si statuisce infatti il diritto dei genitori di chiedere in qualsiasi momento la revisione delle disposizioni concernenti:

  • l'affidamento dei figli,
  • l'attribuzione dell'esercizio della potestà
  • la misura e alla modalità del contributo elargito dal genitore non affidatario.

In considerazione del fatto che, nell'ambito dei giudizi di separazione e di divorzio, spesso sorgono contrasti tra i genitori in tema di affidamento dei figli minori e diritto di visita del genitore non affidatario, il quale ha il dovere di rispettare le modalità stabilite dal Giudice ma ha altresì il diritto di visita alla prole secondo quanto stabilito, lo Studio Legale Lunardi di Milano offre un’assistenza legale mirata per ricorsi inerenti alle modalità di visita dei figli.

Infatti la Cassazione (con sentenza n. 1365, 8 febbraio 2000) ha sottolineato l'importanza dell'esercizio del diritto-dovere del genitore non affidatario di tenere con sé i figli. La Corte di Cassazione ha infatti chiarito come il diritto del genitore non affidatario di tenere con sé i propri figli secondo tempi e modalità stabiliti dal Giudice in sede di divorzio o separazione sia da interpretarsi anche come un dovere che impegna il coniuge non affidatario sia verso i figli sia verso l'altro coniuge, il quale ha diritto a regolari intervalli di riposo secondo il principio della solidarietà tra coniugi che deve perdurare anche dopo la fine del matrimonio.

D’altro canto, il coniuge affidatario ha il dovere non solo di non impedire, ma anche di agevolare gli incontri tra i figli ed il genitore non affidatario pena incorrere in reato. Infatti il genitore affidatario che non osservi le prescrizioni del Giudice impedendo gli incontri tra genitore e figlio commette il reato previsto e punito dall'art. 388 del Codice Penale con reclusione fino a tre anni o sanzione pecuniaria.

Si pensi a tutti quei casi in cui il genitore non affidatario si allontani dal nucleo familiare, diradando sempre più gli incontri con i figli fino a sparire dalla loro vita. Oppure si pensi a quei genitori affidatari che mettono in atto comportamenti manipolatori nei confronti della prole, oppure in qualsiasi modo ostacolino o impediscano gli incontri dei figli con il genitore non affidatario.

Le norme che regolano i rapporti personali tra i coniugi e in genere l'intera disciplina del diritto di famiglia sono state stabilite proprio al fine di tutelare il minore, in base al principio fondamentale dell’"interesse preminente del minore". La ratio di tali norme si iscrive nella volontà di guidare i coniugi ad essere genitori responsabili anche dopo la separazione, con il deterrente delle sanzioni previste.

Nelle problematiche inerenti i figli e conseguenti la fine del matrimonio tra i genitori, è sempre fondamentale tener conto degli interessi reali e dei diritti dei figli, cercando sempre di assicurare loro un rapporto significativo e continuativo con ciascun genitore.

Qualora uno dei due genitori ostacolasse l’attuazione delle disposizioni emanate dal Giudice in sede di separazione o di divorzio, il genitore affidatario o non affidatario può rivolgersi a un legale esperto in diritto di famiglia, separazioni, divorzi, tutela dei minori e affidamento dei figli, anche per richiedere la revisione delle disposizioni sulla modalità di visita dei figli.

In tutti questi casi e comunque in ogni caso in cui il corretto sviluppo della psiche e della personalità del figlio minore desti preoccupazione in uno dei due genitori in conseguenza al rapporto con l’altro, lo Studio Legale Lunari di Milano offre assistenza personalizzata e consulenza legale in caso di ricorsi inerenti le modalità di visita dei figli. Con la sua nuova sede in Via Sauli 26, comodamente raggiungibile da Milano e provincia, lo Studio Legale Lunari è un sostegno essenziale per affrontare con serenità e determinazione delle procedure legali di per sé difficili e caratterizzate da un forte impatto emotivo come i ricorsi per le modalità di visita ai figli.

Minorenni

L’Avvocato Lunari, che opera a Milano nel nuovo studio di Via Sauli 26, si occupa tra le altre cose di diritto di famiglia e diritti della persona, con particolare attenzione alle tematiche inerenti separazioni e divorzi, tutela dei minori, riconoscimento di paternità o maternità, istanze per il cambiamento del cognome di minorenni o maggiorenni, stalking e violenza in famiglia, ricorsi per modalità di visita e obbligazioni alimentari, capacità delle persone, interdizioni, inabilitazioni, amministrazioni di sostegno, dichiarazioni di assistenza e dichiarazioni di morte presunta.

Le problematiche legali inerenti i minori di età si distinguono per la particolare delicatezza, legata alla giovane età dei soggetti in questione, che devono essere sempre tutelati specie in caso di separazione o divorzio dei genitori, onde evitare che essi diventino le principali vittime incolpevoli della fine di un matrimonio. Lo Studio Legale Lunari offre ai clienti di Milano e provincia la professionalità e l’esperienza acquisite in anni di azione in campo giuridico e continuo aggiornamento professionale.

Affidamento dei figli in caso di separazione o divorzio

In caso di separazione dei genitori, i figli saranno affidati come regola ad entrambi i genitori e, soltanto in via eccezionale, ad uno solo di essi, quando in tal senso spinga l'interesse del minore e l'affidamento condiviso determini una situazione di pregiudizio per il minore stesso.

La legge 8 febbraio 2006, n.54 - Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli, che sostituisce l’art. 155 del Codice Civile, stabilisce infatti che:

“Art. 155. - (Provvedimenti riguardo ai figli) Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Per realizzare la finalità indicata dal primo comma, il giudice che pronuncia la separazione personale dei coniugi adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa. Valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati, determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli. Prende atto, se non contrari all’interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole.”

Per quanto concerne le decisioni più importanti relative alla vita dei figli, il legislatore sancisce che esse debbano essere prese di comune accordo da entrambi i genitori:

“(segue Art. 155. - Provvedimenti riguardo ai figli) La potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la potestà separatamente.”

Infine, per quanto riguarda il mantenimento dei figli la legge statuisce che:

“Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando:

le attuali esigenze del figlio;

  1. il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori;
  2. i tempi di permanenza presso ciascun genitore;
  3. le risorse economiche di entrambi i genitori;
  4. la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

L’assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice.

Ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate, il giudice dispone un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi”.

In altre parole, la Legge 8 febbraio 2006, n. 54 capovolge il precedente sistema in materia di affidamento, in base al quale i figli venivano prevalentemente affidati o all'uno o all'altro dei genitori secondo quanto stabilito dal presidente del Tribunale, dal Giudice o secondo le intese raggiunte dai coniugi.

Le norme più attuali in materia di affidamento si basano infatti sul principio della bi-genitorialità, che si è ormai da tempo affermato negli ordinamenti europei ed appare anche nella Convenzione sui diritti del fanciullo sottoscritta a New York il 20 novembre 1989, resa esecutiva in Italia con la legge n. 176 del 1991.