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Recupero crediti con procedura legale

La legge mette a disposizione diverse procedure per il recupero crediti, alcune anche cumulabili o utilizzabili consecutivamente l'una all'altra, nel caso la precedente non sortisca l'effetto sperato. Vediamo brevemente in che cosa consistono e quali attori coinvolgono tali procedure per il recupero dei crediti insoluti:

  1. messa in mora del debitore: generalmente precede l'azione giudiziaria, e si sostanzia in un invito scritto al pagamento, dal quale scaturiscono effetti legali. La costituzione in mora del debitore viene comunemente inoltrata a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, per poter provare la data di ricevimento. Tuttavia, non si può ricorrere a messa in mora (ex art. 1219 c.c.) se:
  • l'obbligazione deriva da fatto illecito;
  • il debitore dichiara per iscritto di non voler adempiere;
  • l'obbligazione è a termine e la prestazione (o il pagamento) deve essere eseguita al domicilio del creditore.

Dalla costituzione in mora del debitore, scaturiscono effetti a beneficio del creditor:

  • l'inizio della decorrenza degli interessi moratori (a partire dalla data di ricevimento della raccomandata con la richiesta di pagamento), nella misura dell'interesse legale, se non pattuiti diversamente;
  • l'interruzione del termine di prescrizione (art. 2943 c.c.);
  • l'obbligo in capo al debitore di risarcire l'eventuale danno;
  • la c.d. perpetuatio obligationis, ossia il passaggio del rischio che la prestazione divenga impossibile in capo al debitore.
  1. azione di recupero mediante precetto di pagamento: possibile quando il credito sia incorporato in un titolo di credito (cambiale o assegno bancario).
  2. ricorso per decreto ingiuntivo: ordine di pagamento o consegna intimato al debitore dal Giudice mediante decreto, che può anche divenire esecutivo, garantendo in tal modo al creditore la possibilità di agire immediatamente e coattivamente per il recupero. Il decreto ingiuntivo specifica inoltre il termine previsto dal Giudice perché il debitore adempie all'obbligazione assunta (che si tratti del pagamento di una somma o della consegna di una determinata cosa mobile), che normalmente corrisponde a 40 giorni.

Il decreto ingiuntivo, emesso su richiesta del creditore e disciplinato dagli articoli 633 e ss. del c.p.c., è più celere e meno oneroso di un procedimento giudiziario ordinario. Tuttavia non è sempre possibile: per poter ricorrere al procedimento per decreto ingiuntivo è infatti necessario:

  • che il credito consista nella consegna di una somma determinata di denaro o di una quantità determinata di cose fungibili, oppure nella consegna di una cosa mobile determinata;
  • che il credito sia provato da prova scritta, e più precisamente (art. 634 c.c.) da:
    • polizze e promesse unilaterali per scrittura privata;
    • telegrammi;
    • estratti autentici delle scritture contabili;
    • in alcuni casi, fatture commerciali.

Su istanza del ricorrente, il decreto ingiuntivo può anche essere dichiarato immediatamente esecutivo, in tal modo eliminando l'attesa dei 40 giorni per accertare se il debitore ha intenzione di pagare o di opporsi (art. 642 c.p.c.). Tale richiesta, tuttavia, può essere accolta solo se il credito è fondato su assegno bancario, assegno circolare, cambiale, certificato di liquidazione di borsa, atto ricevuto da notaio o altro pubblico ufficiale autorizzato o in altri casi più specifici.

  1. ricorso a procedimento ordinario: ultimo passo nel caso i precedenti siano stati infruttuosi, permette di accertare l'esistenza e la consistenza del credito; la sentenza finale può condannare il debitore all'adempimento.